
GALLERIA LA
BILANCIA
MOSTRA DI GRAFICA CONTEMPORANEA GRUPPO MONTEFELTRO
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CASCIOLI
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PAOLI
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CICOLI
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PIERSANTINI |
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GALOPPI
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SISTI
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Questa che vi presentiamo non è una delle solite
mostre collettive. E’ una mostra comunitaria, nata da un sodalizio che fa
pensare alle antiche consorterie di artisti locali che praticarono il loro
mestiere a stagione presso le corti e le chiese di prestigiosi e danarosi
committenti. La definiremmo una chiesuola urbinate,
meglio che non l’anonimo Studio Montefeltro giustificabile
come sigla del gruppo, trapiantata a Varese perché i suoi componenti sono tutti
docenti del locale Liceo Artistico Statale. Provengono infatti da Urbino e
dintorni: Corrado Cascioli, 1948, da San Giorgio di
Pesaro; Piero Cicoli, 1939, da Urbania; Adriana Galoppi in, 1948, da Urbania;
Paolo Paoli, 1948, da Urbania; Egiziano Piersantini, 1949, da Urbino; Otello Sisti,
1946, da Urbino. E son
tutti usciti dal rinomato Istituto di Belle Arti di Urbino, dove Cicoli, Piersantini, e Paoli hanno avuto
per maestri e guide, nella litografia, Carlo Ceci e Guglielmo Spinarelli; Cascioli, Galoppi e Sisti, nella
xilografia, Loris Gualazzi e Umberto Franci. Il trovarsi assieme, lontani dalla città nella
quale studiarono; la comune, salda radice dell’esperienza grafica; la volontà
di vivere, accanto alla multiforme e pulsante esperienza didattica, il
tormentante colloquio con un proprio mondo di forme appana
vagheggiate, li ha fatti riunire, in Via del Cairo al 22, attornoad
un torchio che avrà i suoi ben sudati ottanta e più anni, recuperato anch’esso
dalla loro patria artistica: insomma un consanguineo! E’ il loro catalizzatore,
ed Egiziano Piersantini è quello che per tutti suda a
sperimentare e a tirare con i colleghi
sulla pietra, avara a concedersi se non si ha il mestiere nel sangue e nelle
mani. Non hanno steso un programma, un almanacco o un manifesto artistico:
lavorano in assoluto rispetto delle proprie tendenze, inclinando a farsi
suggestionare nella misura che è immaginabile vivendo assieme, alle spalle di
un torchio che in parte ne condiziona gli esito artistici, in parte li esalta.
Nella sostanza son quasi tutti debitori di un
rapporto di amore-odio con la natura, ad eccezione di Corrado Cascioli. Questi, nelle personali variazioni sul tema
xilografico, vuol piegare le sue forme a toni morbidi, quasi di encausto,
rinunciando alle appiattite e secche sagome proprie della xilografia, non tanto
levando dal legno, quanto aggiungendo alla matrice, cavando velature di
indubbio mestiere. Sta al di là della realtà; non crede più in essa e propone
composizioni informali e che a nostro avviso tradiscono il difetto di parlare ancora
sottovoce. Sono impreziosite da squisite finezze che svelano una ricerca,
dibattuta a tutt’oggi, che bada più alla bella parola che non al sicuro
fraseggio. La Galoppi traveste forme naturalistiche denotando, nell’esemplare
che solo consideriamo - lo studio – scioltezza di un segno costruttivo, e
serrata sintesi compositiva. Una strada che l’autrice
sta percorrendo, dopo aver lasciato alle spalle esperienze discordanti, seppur
formative sul piano culturale. I restanti consorti operano sulla natura, sia
smontandola e ricomponendola in forme intuibili; sia
acquietandosi davanti alle serene composizioni che la tormentata matrice ha da
sempre mostrato. Cicoli, nel suo negativo e positivo sovrapposto, che è qui
riprodotto, esprime raffinate interpretazioni di una realtà che crediamo di
possedere e che svaria, davanti agli occhi, mutevole; ancorché forme bloccate
inducano il riguardante a credere di aver scoperto l’enigma. Ma tutto vien posto in discussione dal contesto, tremulo di
splendidi grigi. Piersantini è invece legato al mondo
delle piante. Le variazioni che offre son da ammirare
per la finezza del mestiere. Vi propone una scomposizione di pianta grassa. Qui
riprodotta, che è una litografia sbalzata ed acidata:
sciolta e persuasiva liberazione di materia, lirico colorirsi di forma condotte
con un ductus morbido e curvilineo. Ma è ammirabile
anche la più serrata pianta grassa incopia unica, di
finissimo chiaroscuro. Paoli e Sisti
sono gli ultimi in questa nostra interpretazione critica, perché qui li relega
il loro vedere con occhi sereni, cercando nelle cose un equilibrio ed una
rarefazione che i grandi interpreti del rinascimento urbinate
hanno forse insegnato loro. Che è poiassimilazione
dei valori compositivi di una natura unica e
schietta, in se poesia. Così si spiega quel potente paesaggio in monocromo di Paoli, che ci offre la chiave per intendere quell’altro,
steso a patola, qui riprodotto. Nella salda e serena
matrice di forme assolute, si inserisce una tensione espressionistica. Paoli vuol ora aderire al ritmo della vita che si
sovrappone alle forme solenni e le travolge. Resta la composizione bloccata, ma
la materia fermenta, incontentabile, verso imprevedibili esiti. Sisti è squisito e signorile nella sua acquaforte con
fondino in argento, di delicata e difficile esecuzione: un vaso di fiori. Pare
liberato da forme contingenti verso un godimento assoluto ; ma l’inquietudine
tocca anche lui , in modo più intimo. Non rinuncia alle forme bloccate ed
assolute. Allude ad un’enigmaticità del reale con il ritratto simultaneo che,
se recupera valori d’estrazione quattrocentesca, palesa un’esigenza di
chiarificazione di fronte all’eterno problema: è questa natura , per noi
contingente, madre o matrigna?
Varese 12 marzo 1972 SILVANO
COLOMBO
direttore dei
Musei Civici di Varese
