GALLERIA LA BILANCIA

 

  MOSTRA DI GRAFICA CONTEMPORANEA GRUPPO MONTEFELTRO

CASCIOLI
PAOLI
CICOLI

PIERSANTINI

GALOPPI
SISTI

VARESE DAL 25 MARZO AL 1 APRILE 1972

 

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Questa che vi presentiamo non è una delle solite mostre collettive. E’ una mostra comunitaria, nata da un sodalizio che fa pensare alle antiche consorterie di artisti locali che praticarono il loro mestiere a stagione presso le corti e le chiese di prestigiosi e danarosi committenti. La definiremmo una chiesuola urbinate, meglio che non l’anonimo Studio Montefeltro giustificabile come sigla del gruppo, trapiantata a Varese perché i suoi componenti sono tutti docenti del locale Liceo Artistico Statale. Provengono infatti da Urbino e dintorni: Corrado Cascioli, 1948, da San Giorgio di Pesaro; Piero Cicoli, 1939, da Urbania; Adriana Galoppi in, 1948, da Urbania; Paolo Paoli, 1948, da Urbania; Egiziano Piersantini, 1949, da Urbino; Otello Sisti, 1946, da Urbino. E  son tutti usciti dal rinomato Istituto di Belle Arti di Urbino, dove Cicoli, Piersantini, e Paoli hanno avuto per maestri e guide, nella litografia, Carlo Ceci e Guglielmo Spinarelli; Cascioli, Galoppi e Sisti, nella xilografia, Loris Gualazzi e Umberto Franci. Il trovarsi assieme, lontani dalla città nella quale studiarono; la comune, salda radice dell’esperienza grafica; la volontà di vivere, accanto alla multiforme e pulsante esperienza didattica, il tormentante colloquio con un proprio mondo di forme appana vagheggiate, li ha fatti riunire, in Via del Cairo al 22, attornoad un torchio che avrà i suoi ben sudati ottanta e più anni, recuperato anch’esso dalla loro patria artistica: insomma un consanguineo! E’ il loro catalizzatore, ed Egiziano Piersantini è quello che per tutti suda a sperimentare  e a tirare con i colleghi sulla pietra, avara a concedersi se non si ha il mestiere nel sangue e nelle mani. Non hanno steso un programma, un almanacco o un manifesto artistico: lavorano in assoluto rispetto delle proprie tendenze, inclinando a farsi suggestionare nella misura che è immaginabile vivendo assieme, alle spalle di un torchio che in parte ne condiziona gli esito artistici, in parte li esalta. Nella sostanza son quasi tutti debitori di un rapporto di amore-odio con la natura, ad eccezione di Corrado Cascioli. Questi, nelle personali variazioni sul tema xilografico, vuol piegare le sue forme a toni morbidi, quasi di encausto, rinunciando alle appiattite e secche sagome proprie della xilografia, non tanto levando dal legno, quanto aggiungendo alla matrice, cavando velature di indubbio mestiere. Sta al di là della realtà; non crede più in essa e propone composizioni informali e che a nostro avviso tradiscono il difetto di parlare ancora sottovoce. Sono impreziosite da squisite finezze che svelano una ricerca, dibattuta a tutt’oggi, che bada più alla bella parola che non al sicuro fraseggio. La Galoppi traveste forme naturalistiche denotando, nell’esemplare che solo consideriamo - lo studio – scioltezza di un segno costruttivo, e serrata sintesi compositiva. Una strada che l’autrice sta percorrendo, dopo aver lasciato alle spalle esperienze discordanti, seppur formative sul piano culturale. I restanti consorti operano sulla natura, sia smontandola e ricomponendola in forme intuibili; sia acquietandosi davanti alle serene composizioni che la tormentata matrice ha da sempre mostrato. Cicoli, nel suo negativo e positivo sovrapposto, che è qui riprodotto, esprime raffinate interpretazioni di una realtà che crediamo di possedere e che svaria, davanti agli occhi, mutevole; ancorché forme bloccate inducano il riguardante a credere di aver scoperto l’enigma. Ma tutto vien posto in discussione dal contesto, tremulo di splendidi grigi. Piersantini è invece legato al mondo delle piante. Le variazioni che offre son da ammirare per la finezza del mestiere. Vi propone una scomposizione di pianta grassa. Qui riprodotta, che è una litografia sbalzata ed acidata: sciolta e persuasiva liberazione di materia, lirico colorirsi di forma condotte con un ductus morbido e curvilineo. Ma è ammirabile anche la più serrata pianta grassa incopia unica, di finissimo chiaroscuro. Paoli e Sisti sono gli ultimi in questa nostra interpretazione critica, perché qui li relega il loro vedere con occhi sereni, cercando nelle cose un equilibrio ed una rarefazione che i grandi interpreti del rinascimento urbinate hanno forse insegnato loro. Che è poiassimilazione dei valori compositivi di una natura unica e schietta, in se poesia. Così si spiega quel potente paesaggio in monocromo di Paoli, che ci offre la chiave per intendere quell’altro, steso a patola, qui riprodotto. Nella salda e serena matrice di forme assolute, si inserisce una tensione espressionistica. Paoli vuol ora aderire al ritmo della vita che si sovrappone alle forme solenni e le travolge. Resta la composizione bloccata, ma la materia fermenta, incontentabile, verso imprevedibili esiti. Sisti è squisito e signorile nella sua acquaforte con fondino in argento, di delicata e difficile esecuzione: un vaso di fiori. Pare liberato da forme contingenti verso un godimento assoluto ; ma l’inquietudine tocca anche lui , in modo più intimo. Non rinuncia alle forme bloccate ed assolute. Allude ad un’enigmaticità del reale con il ritratto simultaneo che, se recupera valori d’estrazione quattrocentesca, palesa un’esigenza di chiarificazione di fronte all’eterno problema: è questa natura , per noi contingente, madre o matrigna?

 

Varese 12 marzo 1972                                                                                                                                        SILVANO COLOMBO

                                                                                                                                                                         direttore dei

                                                                                                                                                                            Musei Civici di Varese