GALLERIA VOLTO SAN LUCA

VERONA

 

PIERO CICOLI

L’UOMO ALLA SPECCHIO

 

15 – 29 FEBBRAIO 1976

 

L’attuale linguaggio di Piero Cicoli propone un discorso imperniato tutto sull’uomo, senza più divagazioni paesaggistiche o d’ambiente che possano turbare o deviare l’indagine e la resa delle tensioni psichiche, di origine morale e sociale,che ne caratterizzano l’alienazione e il senso ossessivo del tragico quotidiano. Questa assenza di collocazione spaziale e temporale delle figure che dominano a tutto campo le tele ci dicono che, all’adesione a una cultura pittorica che ha in Bacon e negli espressionisti tedeschi esplicite matrici: Cicoli è pervenuto soprattutto per un intimo bisogno di maturazione interiore, di chiarificazione emotiva ed ideologica – intese come ridefinizione del proprio situarsi di fronte all’uomo contemporaneo – passando attraverso (o calandosi dentro) l’analisi e la denuncia della condizione esistenziale dei suoi personaggi chiave ( l’ecclesiastico, l’ebreo, la prostituta, lo sfruttato ): figure stravolte in una fissità remota eppure violenta che si vestono, sulla tela, dei colori accesi e volutamente diarmonici di una risentita determinazione a indagare il segno e il senso della sopraffazione, della corruzione, della falsità, dei miti della nostra società e a sottolinearne, con lancinante violenza cromatica, le impellenti e inderogabili urgenze morali. Potremmo qui, allora, limitarci a dire che questo di Cicoli è un momento di revisione e di introspezione in cui con bravura stilistica  l’autore riprende accuse già fatte. Senonchè ci colpisce la libertà interpretativa con cui egli accentua, con spietate analisi di primo piano, la dolorosa “bellezza” del male, del decadimento e disfacimento morale della società: le vanità, il piacere, la lotta, la corruzione, la disperazione, , l’urlo risolti con un’energia che mai si debilita nell’autocommiserazione decadente (neppure là dove incombe il senso, l’”odore” di morte) bensì si innerva di contenuti sociali sempre affioranti nell’intensa espressione di volti posti di fronte allo specchio della propria coscienza, e con una “tenuta” pittorica dove i valori contestativi prendono netto sopravvento sui possibili cedimenti a livello di lirismo intimista. E’ una presa di posizione che lacera  lo sfibrato conformismo d’oggi, la maschera dei miti, la “divisa” di falsa tolleranza fatta di indifferenza e di meschine convenienze, per conficcare lo sguardo sotto la “dura scorza”, dove l’insorgere delle segrete pulsioni emotive filtra attraverso la serrata impalcatura oggettiva dell’immagine, distruggendone ogni rassicurante riconoscibilità e accendendola di inquietanti allusioni, di affioramenti emblematici. Volti e gesti, così, si “scompongono” come davanti allo specchio di una acuta autoconsapevolezza che svela le contraddizioni più ambigue, i conflitti più esacerbanti che animano i personaggi. Al di là del fatto puramente ‘formale’ e ‘tecnico’ si deve riconoscere inCicoli la capacità di esaltare nella pittura una recuperata funzione didascalica di indagine, di penetrazione e di chiarificazione della realtà e della convivenza umane, una rigenerata energia mobilitante attorno agli inquietanti interrogativi della problematica esistenziale del nostro tempo.

 

Giorgio Segato