GALLERIA D’ARTE MARCONIDIECI – GRUPPO MONTEFELTRO

ARONA 18 GIUGNO – 2 LUGLIO 1978

 

CASCIOLI  CICOLI  GALOPPI  PAOLI  PIERSANTINI  SISTI

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Quando si vedono opere di artisti – come nel nostro caso – bisogna sempre pensare di dove provengono, quale è la loro matrice espressiva. Le opere del Gruppo Montefeltro hanno una matrice che è diventata nei nostri tempi una raccomandazione, per i grafici, la “scuola di Urbino”. Subito ci domandiamo qual’ è la loro autentica ragione espressiva, qual’è il loro valore effettivo, perché è legittimo che non si debba dare soltanto cittadinanza ha chi ha potuto usufruire di una “scuola”. Ebbene, questi “grafici” sono nati per il segno, questa è la loro matrice espressiva; lo si vede alla prima.

Il segno; ma ciò va visto in funzione attuale. Corrado Cascioli, per esempio ha un concetto tutto moderno del “segno”; nelle sue xilografie l’immagine sorge dal fondo, con un impatto totalmente pittorico. Cascioli ha una visione materia, sente le cose emergere per forza crescente dal fondo e il suo merito è di farlo sentire  pur nelle tecniche della grafica. Cascioli non tradisce la sua natura e si presenta per ciò che veramente è, un pittore che fa grafica senza abbandonare i risultati che egli ha ottenuto nella pittura.

Corrado Cascioli è un pittore che ti sembra di aver sempre conosciuto con quella sua aggressività sul mondo naturale, con quel suo far emergere da un fondo indistinto forme inquiete, che danno una scossa a chi guarda.

Anche Piero Cicoli viene dal mondo “informale”, in particolare dalla pittura di Vedova, senza togliere nulla all’originalità del giovane artista marchigiano. In Cicoli vedo l’espressione intensa di un dramma, che non si delinea da un soggetto, ma da un magma di forme sulla cui autenticità non può esservi dubbio, tanto si presentano con una emergenza solenne e forte di chiaroscuro.

In precedenza Cicoli ha compiuto un’esperienza figurale, che si delineava già in termini di esplosione della forma. Il suo attuale stato di “informale” è dunque la sintesi di una complessa esperienza figurativa, per lui importante, essenziale per la comprensione dell’artista.

Adriana Galoppiscava nel subconscio, impegnata secondo i termini più avanzati della rottura figurativa. Le sue immagini sono sospese tra l’essere e il non essere, sembrano concludersi secondo logica e poi si collocano in uno spazio inusitato, con un effetto non comune.

La figuratività di questa giovane pittrice e grafica è non comune, ti coglie per una aggressività che non è affatto femminile, che si staglia per una imponenza che fa pensare anche alla scultura, così lontana dalle forme ripetitive e stilistiche in cui aduggiano tanti giovani d’oggi.

Per Paolo Paoli il discorso è più disteso e più semplice. La sua figuratività scorre spontanea, appena corretta da una razionalità costruttiva, per cui un insieme di tetti, un paesaggio diventano  un blocco che l’occhio raccoglie come in un quadro di moderna classicità.

Piersantini invece si esercita nell’ironia della forma, in una contraddizione tra vuoti e pieni, tra un’immagine gremita di sensi riposti e vuoti allusivi in termini metafisici. La tecnica di Piersantini tocca i punti migliori della grafica contemporanea. Lo si vede alla prima. Il suo impegno si imposta su una rottura con i limiti dell’espressionismo astratto, per quanto le formule possono servire alla comprensione dell’artista.

Otello Sisti invece indulge a un discorso più normale alla grafica italiana, da Morandi in poi. In un tessuto finissimo, che non ha nulla da invidiare alle migliori acqueforti, Sisti esprime l’incanto di una forma, la diversità delle materie, la luce che rende plasticamente l’immagine sfiorandola , con una precisione che è propria del professionista dell’acquaforte. Sisti è un artista distaccato dai problemi dell’oggi, appartiene alla grande corrente lombarda che ha artisti come Morlotti e, dietro le spalle, Morandi appunto e gli altri maestri dell’incisione.

Non voglio fare una scala di valori per questi giovani artisti, che ho già notato nel corso della loro pur breve carriera. Sono artisti che hanno lavorato intensamente – si vede dalla loro produzione che è ingente e che in una mostra viene esposta in sintesi – e che si pongono, fatto importante, come professionisti di un mestiere che è così difficile, come quello del grafico, del pittore e dello scultore. Non hanno un’unità formale, che sarebbe facile, né un’unità ideologica prefabbricata. Sono artisti che si sono legati in un consorzio spontaneo, che ha però un significato, quello almeno di dimostrare che giovani artisti si trovano insieme per una fiducia comune nell’arte, nella produzione di poesia che fiorisce da un mestiere educato giorno per giorno.

Raffaele De Grada

Piero Cicoli ,  olio su tela, 50x70