GALLERIA D'ARTE GHELFI

VERONA

26 APRILE – 12 MAGGIO 1983

PIERO CICOLI

LE COSTELLAZIONI DELLA SATIRA E DELL'IMMAGINARIO

 

1.   Nell'ordito della realtà ( sia pur essa ambigua, fittizia afflosciata, ubriaca, ecc.) ricompare un certo uomo, indissimulabilmente riconoscibile, irto e amaro, o ideale e allucinante, caratterizzato dal suo ego, dalla sua notorietà nel contesto del Potere; si definisce per cromie evanescenti, effetti morfologici efficaci, con spettacolarità potenziale e freddo anelito allo schema, riesce logocentrico e sovrano, pronuncia un messaggio o è incapace di una qualsiasi selettiva pronuncia, ecco come Piero Cicoli inalvea nella sua satira l'ideologia del "ritratto", la drammaturgia della sua tensione inerente alla storia attuale e ai vizi invariabili di qualsiasi società con usi improri di se stessa. Egli agisce in nome delle loro abitudini esistenziali, perché fanno parte del corpo sociale e comunitario del nostro tempo, e di tempi della migliore memoria. Indubbiamente resta un aspetto fondamentale del suo lavoro di ricerca sull'essere e sull'esserci in codeste identità, confluite nelle sue opere come divergenza di una metamorfosi, e in effetti centro dell'ottica collettiva, inconsciamente suddita e scintillante.

2.    L'aspetto del fantasma si riproduce in altri temi rappresentativi , in cui l'uomo è tutto e più di tutto, diviene protagonista, immaginato e predisposto per lo schema di una qualsiasi emotiva e socio-culturale omogeneità interlocutoria, tra colori effusivi, configurazioni raffinate, espunte da concepimenti di tipo medianico, mai discontinue, introdotte per conoscere meglio l'estensione della propria fissità, dell'immanenza sensitiva, in cui si svolge un certo stato  di fragranza sia pur larvale e leggiadro. C'è in tutto questo una sincronia ironica, i ritmi raggiungono il centro dell'opera in maniera proditoria, rigenerano lussi consecutivi derivati dalla materia e della misurata esperienza, come uomo del nostro tempo, e anche dell'ars pictandi, i cui procedimenti  sono insistiti, oasi con chiaroscuri emotivi, risposte in accademiche, ma mai sediziose o epidermiche. L'immagine si esprime ambivalente, risorge dalla sua sistematica riapparizione sognate, e non per questo è meno insinuante ed organica. Così Cicoli esprime il dissenso, la metafora del sapere, le definizioni che delle sue realtà ha l'uomo manipolato dai mass-media e dalle vicende verbali sottintese, delle latenze particolari intorno a un avvenimento, agli opposti sentieri del vissuto. E' un desiderio di puntualizzazione che si porta a canoni analoghi di nuova realtà, ma non tralascia quel segni di funzionalità ontologica che è propria della lingua clinica di un osservatore allarmato, piuttosto contemplativo o soltanto eccitato ed automatico.

3.    Questo neo-espressionismo, conteso nel naufragio della pittura dall'informale alle ricerche pop e op, e fino alla varia concettualità nei suoi deliziosi dormiveglia ed esplorazioni del vuoto) riporta i suoi campi di sperimentazione nella vita della "natura morta", fa vibrare i simboli, gli aggregamenti, i luoghi convulsi e candidi di essa.