LICEO ARTISTICO A.FRATTINI VARESE

INCONTRI

PIERO CICOLI

MOSTRA ANTOLOGICA 1956-2001

 

L’ULTIMO DISCENDENTE DELLA RINASCIMENTALE ARTE UMBRA – URBINATE

 

L’arte di Piero Cicoli – complessa sia per le culture assimilate dall’artista sia per le poetiche preferite dall’uomo – si manifesta prevalentemente attraverso immagini figurative ma sovente, queste, risultano contaminate da forme e da linguaggi che discendono dall’avanguardia.

Per meglio penetrare in una simile arte, credo possa risultare utile mettere in luce il ruolo determinante che hanno avuto – nel periodo della formazione – i capolavori che Cicoli ha incontrato; quelli responsabili della sua chiamata all’arte.

Non vi è dubbio che la “folgorazione” discenda dalla grande scuola rinascimentale umbra - urbinate.  L’alta classicità di quelle opere è entrata stabilmente nel suo animo e nella sua mente. Allo stesso modo la sua terra e i suoi uomini sono nel suo sangue tanto da impegnare l’artista a doverli sempre testimoniare nella propria pittura. Poi i suoi studi nella celebre scuola di Urbino lo hanno reso consapevole del valore del “mestiere” e del ruolo che la “qualità” assume nella creazione di opere di arte visiva.

Quelle radici urbinate danno alla pittura di questo artista la concretezza classica e il costante amore del costruire le forme ( e del disfarle consapevolmente) e stimolano l’esigenza di raccontare per immagini la vita degli uomini: vita così mutevole e così uguale nella sostanza.

La cultura contemporanea europea completa la sua formazione, ma entro i limiti che la forte personalità dell’artista consente. Interessato più all’ “essere” che all’ “apparire” dell’uomo Cicoli è rimasto attento osservatore, anzi scrutatore, dei suoi simili attraverso gli occhi dell’anima piuttosto che con quelli fisici del corpo; in ciò assai vicino alla posizione esistenziale dei pittori espressionisti. Non soltanto a quelli del primo decennio del XX secolo, ma a tutti quelli che lungo l’intero secolo hanno rinnovato tale linguaggio. Possiamo definire espressionista tutta l’arte di Cicoli, ma conviene penetrarne le evoluzioni per individuare i periodi. Già i disegni, gli studi, i veloci schizzi colti dal vero negli anni che vanno dal ’56 al 68 mostrano che questo artista non è assimilabile con quelli che operano nell’ambito dei tanti realismi. Il suo occhio, ansioso e a volte persino crudele, non si ferma alle apparenze esterne: preciso come un chirurgo perviene al nucleo e all’essenza delle cose, sintetizza, deforma, esprime. 

A partire dal 69 fino al 72 avviene “l’incontro – scontro” di Cicoli con le avanguardie artistiche. Contemporaneamente il pittore usa forme astratto – geometriche – dinamiche, secche e precise, e ( per spontanea reazione? ) ne frantuma le superfici con una brulicante materia pittorica segnica informale. In quelle opere l’immagine dell’uomo scompare. S tratta però di una momentanea eclisse che porta con sé frutti copiosi per la ricchezza del “mestiere” sperimentato e per la libertà acquisita nel suo uso.

La parentesi si chiude nel 73 e la figurazione dell’uomo si ripresenta dominante e protagonista. E’ un protagonismo grintoso, urlante, che evidenzia la durezza della lotta umana giunta alla soglia della crudele cattiveria, significante le tensioni in atto nella società di quegli anni. In questo periodo l’artista traduce le agitazioni del suo animo in violente deformazioni somatiche, trasforma l’immagine dell’uomo in solidi e compatti volumi contrapposti alle forme inafferrabili delle instabili mani, in tagli scultorei postcubisti squadrati, in contrasti di luci violente e ombre profonde.

Tutto è dominato da una perizia esecutiva che rivela l’intima gioia del fare pittura e di potersi esprimere con essa, senza riserve, pienamente e apertamente. Negli anni che seguono, fino al decennio successivo, nasce la serie dei “personaggi” politici, unitamente ad una ricca produzione di nature morte talmente cariche di emotività da trasformare una melagrana in un personaggio.

Negli anni ottanta il tumulto formale di Cicoli si placa; in larga misura scompaiono le contaminazioni ed emerge una visione della realtà più familiare. Serena, tersa e nitida, senza sbavature, carica di espressività e di caratterizzazioni.

Evidentemente la dote naturale di questo artista è la mobilità e l’insofferenza: deve continuamente rinnovarsi, anche a costo di smentirsi.

Lungo gli anni novanta il nitore e la serenità scemano e il tumulto riemerge, meno crudele, ma non meno penetrante e rivelatore di sentimenti e passioni. Le sue larghe campiture cromatiche sono ora percorse da segni e disegni guizzanti: come vene in un corpo. La dinamica delle opere di quest’ultimo periodo si concentra nello scuotimento delle luci e nella caratteristica instabilità delle mani.

Nelle evoluzioni formali che contraddistinguono i successivi periodi dell’arte di Cicoli spiccano alcuni riferimenti rimasti inamovibili: la presenza dell’uomo come centro dell’opera, la pittura – pittura, la regia della luce, il colore cantante.

Queste sono le impronte digitali dell’ultimo discendente della rinascimentale arte Umbra – Urbinate rivista e rinnovata.

 

Gennaio 2001   

Silvio Zanella

Consulente Centro sistema Museale

Per l’arte contemporanea della Regione Lombardia

Civica Galleria, Gallarate