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Intenso
narratore dell'uomo e della sua anima. Sensibile osservatore del mondo che
ci circonda, Piero Cicoli espone il suo lungo percorso artistico, dai primi
anni Cinquanta agli ultimi lavori del 2001, in una mostra antologica
presso il Liceo Artistico
di Varese.
Ci accoglie nel suo
studio varesino con la disponibilità e la gentilezza che gli è propria. Tra
tele, pennelli e il disordine affascinante di un luogo d'arte si racconta
ripercorrendo la forte passione per l'arte che lo accompagna da quando era
bambino. Marchigiano di origine ma varesino da oltre trent'anni
Cicoli è un artista eterogeneo: nasce come ceramista, si specializza in
litografia ma nella sua vita è sopratutto pittore. Non importa il mezzo con
cui si esprime, egli rimane sempre fedele a se stesso e alla profonda
ammirazione per l'espressionismo.
«Ho trascorso la mia
infanzia ad Urbania nelle Marche dove sono nato - spiega Cicoli- un piccolo
paese di provincia che allora non offriva grandi speranze per il futuro.
Ero molto bravo a disegnare ma non avevo la possibilità di studiare. Grazie
alla benevolenza del Monsignore di Urbania e dello scultore ceramista
Federico Melis fui incoraggiato a frequentare la
scuola di Urbino. Mantenendomi agli studi frequentai la "Scuola del
libro" di Urbino diplomandomi in litografia».
L'artista ricorda
con intensità quegli anni urbinati, le giornate
trascorse a parlare di arte e quella atmosfera magica tipica della città
marchigiana. Nonostante Cicoli abbia vissuto in Sardegna e in Lombardia per
molti anni, il ricordo della sua terra è sempre vivo, nel suo essere e
nell'espressività dei suoi quadri. «Le Marche ritornano nei miei quadri -
continua Cicoli - sia nei soggetti, persone umili e
semplici che nell'impianto razionale delle tele ereditato dalla
tradizione rinascimentale e dal rigore di Piero della Francesca». Insieme ad un gruppo di amici marchigiani residenti a Varese
fonda nel 1972 il "Gruppo di Montefeltro",
con Corrado Cascioli, Adriana Galoppi, Paolo Paoli, Egiziano Piersantini,
e Otello Sisti. Un gruppo unito non tanto da una espressività artistica comune ma dal forte legame
con la terra di origine.
L'artista è sempre
stato legato al figurativo, alla rappresentazione del mondo e dell'uomo.
Non un semplice ritratto della realtà ma un'interpretazione di ciò che la
realtà può essere: da qui nascono le figure deformate dalla cattiveria o
dalla miseria umana, da qui nascono le rivisitazioni degli eventi storici
più significativi degli anni anni Sessanta e
Settanta. Una soggettività prorompente che gli deriva dall'ammirazione
dell'espressionismo tedesco. «Alla fine degli anni Cinquanta rimasi
"fulminato" dalle tele esposte in una mostra dedicata
all'espressionismo. Colori, forme e forte impatto visivo che mi fecero
innamorare di quel particolare modo di vedere la realtà .
Da allora ho continuato a studiare le correnti a cavallo del Novecento come
Kandinsky e quelle più recenti di Kokoska e Bacon. Anche quando mi avvicinai all'informale
e all'astrattismo non abbandonai mai completamente l'espressionismo».
Il soggetto preferito
di Piero Cicoli è l'uomo. L'uomo semplice e l'uomo potente, l'uomo che dà e
l'uomo che arraffa, l'uomo che subisce e l'uomo che si impone. L'uomo colto
nelle sue azioni quotidiane. «Mi diverto a rappresentare ciò che vedo io
nell'uomo. Nella mia pittura ho attraversato diverse fasi in cui
privilegiavo ora gli umili ora i protagonisti della politica e del potere».
Una espressività forte derivata dall'uso forte del
colore: «Il colore è fondamentale. È un linguaggio che assume un'importanza
straordinaria. Nell'uso del colore emerge anche la mia origine di
ceramista. Nella decorazione della ceramica, infatti, bisogna utilizzare lo
smalto dai colori forti e corposi».
Erika La Rosa
La mostra
Quando: dal 5 al 25 aprile
Dove: Liceo
Artistico, spazio Luigi Rossi, Varese
Orario: dal
lunedì al venerdì 9-18, sabato 9-13.30, domenica chiuso
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