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Piero
Cicoli, pittore, incisore e ceramista
nasce ad Urbania nelle Marche nel 1939. Frequenta l'Istituto di Belle
Arti di Urbino diretto dal professor Francesco Carnevali dove si diploma
in Litografia nel 1961. Contemporaneamente si dedica alla ceramica e plastica
e a Padova collabora con alcuni Studi di pubblicità cinematografica.
Dal
1963 al 1967 si dedica a tempo pieno alla ceramica ed in seguito insegna
educazione artistica in Sardegna. Dal 1971
al 1995 è docente di discipline pittoriche al Liceo Artistico "Frattini"
di Varese. Dal 1995 al 2000 è titolare di una cattedra di pittura all'
Accademia di Belle Arti "Aldo Galli" di Como.
Ha
lo studio a Varese in via Pola n. 12, telefono e fax (0332) 331511
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Scampoli
di poesia del nuovo realismo di Piero Cicoli
Di Raffaele De Grada
Corriere Della Sera 11 giugno 1998
Piero Cicoli alla Gini Gallery
"...ci si accorge che da tempo è sorto un gruppo di artisti i quali
riprendono i temi della morale realista, spoliticizzati dai contenuti
degli anni Cinquanta, ma ugualmente immersi nel sociale, con un linguaggio
di acuta ironia e con una deformazione espressionistica. Cicoli è uno
di questi. Compone le sue immagini su fondi scanditi con geometrie,
orizzontali e verticali che di per se potrebbero risultare come quadri
astratti e racconta la musicale ripetizione del quotidiano, le diverse
situazione dell'esistenziale fornendo loro un'eco, ampliata come da
un altoparlante, del gesto, la ragazza che fuma o che si attilla la
veste, il colloquio, la lettura. I problemi di questi nuovi realisti
non sono tanto quelli apparenti di una composizione che vuole superare
il naturalismo descrittivo. Questi problemi sono ormai a monte, propri
della generazione più anziana: da Sughi a Calabria. Sono piuttosto quelli,
ben evidenti in Cicoli, di comporre la norma del quotidiano con gli
aspetti più forti e perfino violenti che rompono la medesima norma producendo
la nostra infelicità. Un realismo espressionista ben lontano dalla cultura
contadino-artigiana degli anni Cinquanta e che, avendo consumato i contenuti
urbanistico-industriali della Pop-art negli ultimi decenni, si trova
a interrogare questa situazione postmoderna cercando di trarne ciò che
resta di poesia.
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